In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.
Qui di seguito gli ultimi tre post pubblicati. Se invece cercate informazioni sui miei film cliccate qui. Per leggere i post più vecchi potete accedere all'archivio di: Scritti, News e Regia.

LIBIA: FELICI DI RIMANDARLI ALL'INFERNO?

29 Luglio 2017

Ci siamo, ora i giochi sono scoperti.
Da molti mesi l’Italia, con la collaborazione di altre marine europee, stava addestrando le Guardie Costiere libiche a fermare e riportare indietro i migranti.
Ora il Governo l’ha ufficializzato ed è pronto ad usare la Marina per aiutarle.
Quasi tutte le forze politiche esprimono soddisfazione: “non ce la facciamo più, finalmente li fermiamo”
Il cerchio è chiuso. O quasi.
Manca una cosa noiosa, l’approvazione del Parlamento, che purtroppo in democrazia è organo sovrano.
Il Parlamento voterà nei prossimi giorni.
Allora facciamo al Parlamento e quindi a tutti noi una domanda chiara e diamoci insieme una risposta chiara.
Siamo pronti e felici di rimandarli all’inferno?






In Libia non esiste nessun centro per richiedenti asilo gestito insieme a Nazioni Unite o altre organizzazione umanitarie. Il Governo lo sa e nel protocollo della nuova missione parla di “possibili futuri centri”. Macron si inventa la possibilità di fare “hotspot” in Libia e subito il Governo italiano lo smentisce: non è possibile fare hotspot in Libia. Chiaro. I migranti respinti finiscono in prigioni disumane dove vengono picchiati, stuprati e trattenuti finché non trovano i soldi o altre forme di pagamento per comprare la propria “libertà” o meglio per “rivendersi” ai trafficanti, ovviamente ottimi colleghi di business dei proprietari stessi delle prigioni. 
L’operazione che il Parlamento deve approvare per fermare l’invasione è la semplice sanzione del principio che tutti ci guida: "che se li tengano loro, che ne facciano quello che vogliono, basta che non arrivino". Esattamente ciò che ha sempre sostenuto la Lega di Maroni e Salvini, ciò che chiedono i movimenti xenofobi da Le Pen a DefendEurope (i pazzi neonazisti che stanno portando una nave mercantile in mezzo al Mediterraneo per fermare l’invasione) e che ora il PD fa senza alcuna remora.
Ognuno è libero di fare le scelte che vuole, ma deve avere il coraggio di rivendicarle senza ipocrisie.
Il Governo e i parlamentari sanno cosa succede ai migranti respinti. 
Ora lo sanno anche i cittadini.
Decidiamo serenamente da che parte dell’umanità stiamo e prendiamoci le nostre responsabilità.
Rispondiamo con coerenza alla domanda: siamo pronti a rimandarli all’inferno?

Detto questo, sento già la solita vecchia e ormai stanca domanda:
“Eh, ma come altro si fa? Non possiamo prenderli tutti qui.”
Ormai in decine di esperti e studiosi hanno già risposto, ma le risposte sembrano sempre non esistere, si sente solo la maledetta domanda.
La risposta è in sintesi questa. Si aprono altri canali protetti, sicuri e controllati (come quelli attraverso i quali viaggiamo noi per capirci) dove le persone possano muoversi senza finire in mano ai miliziani e si dà priorità ai loro diritti, accettando che la migrazione economica non è diversa da quella umanitaria se parte da condizioni di povertà estrema.
Ma è un’operazione insostenibile?
No, non lo è né economicamente (le missioni come quelle in Libia costano centinaia di milioni di Euro), né demograficamente, perché l’apertura progressiva dei canali protetti e sicuri non aumenterebbe il flusso in modo insostenibile e siamo un continente che ha bisogno di giovani. Di certo sarebbe più sostenibile se il peso dell’accoglienza venisse ben distribuito e coinvolgesse non solo quartieri e contesti sociali più poveri come si tende a fare oggi, ma “disturbando” anche (o addirittura soprattutto) i ceti più abbienti che continuano invece a vivere in zone di privilegio ben protette.  E’ sicuramente un’operazione complessa, non di meno di quelle di respingimento, ma ha un vantaggio: mette al centro la dignità umana e prova a difenderla.
L’unica insostenibilità reale di questa scelta è quella mediatica, non politica attenzione, mediatica. Se la fai il consumo mediatico ti schiaccia e rischi di perdere consenso. Questo se il consenso lo costruisci solo mediaticamente e non sulla base di una serietà e lungimiranza politica che manca.
Di che lungimiranza parlo? Semplice: le persone che rimandiamo all’inferno non scompaiono, alcune muoiono o uccise o disperate, ma tantissime rimangono e continuano a riprodursi tendenzialmente molto più di noi. Quindi continueranno a venirci a chiedere con i loro corpi da che parte dell’umanità stiamo.

Andrea Segre